Messico-Guatemala-Belize

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MEXGUATE – MESSICO-GUATEMALA-BELIZE 2002

L’idea di questo viaggio è nata per caso ed all’ultimo momento. In realtà avevamo deciso il periodo e prenotato altre destinazioni, tra cui Buenos Aires e Delhi, ma a causa dei problemi sorti in quei paesi negli ultimi tempi, ci ha costretto a cambiare destinazione. Diversamente dal solito non abbiamo prestato molta attenzione all’itinerario, abbiamo letto solo in parte ed un po’ velocemente le guide. Non siamo nemmeno riusciti a prenotare l’hotel per la prima notte a Cancun….Sappiamo che abbiamo voglia di mare e di caldo. Questi paesi che andiamo a visitare dovrebbero soddisfare questa esigenza.

25/01/02

Ore 4,20, la sveglia non suona nemmeno, siamo già svegli. E’ ora di alzarci l’avventura ha inizio. Ore 5,30 aeroporto di Torino Caselle: il deserto! Pochissime persone ed i check-in ancora chiusi. Alle 5,45 riusciamo ad imbarcare i bagagli senza problemi, ma l’aereo per Parigi previsto per le 7,05 parte alle 7,50. Siamo comunque in orario per la coincidenza per Mexico City.

Le cose non sempre vanno come dovrebbero…..L’aereo da Parigi a Mexico era quasi vuoto e quindi abbiamo potuto “allargarci” e dormire in modo decente. Purtroppo un po’ di sfiga mi accompagna e così a Cancun ho la spiacevole sorpresa di non trovare la mia “maleta” (valigia) Capita! Ma per me questa è già la terza volta!!!! Se la sono dimenticata a Parigi, arriva, speriamo, domani sera, nel frattempo dovremo modificare il nostro programma per domani e cercare un albergo per la notte visto che sono già le 22,30. Per fortuna dopo la prima esperienza di bagaglio smarrito mettiamo sempre un po’ di cose nel bagaglio dell’altro così per i primi giorni non ci sono problemi. Sarebbe stata dura girare con i vestiti invernali con questo clima!. Per andare in Cancun prendiamo il bus di linea, anziché il taxi, seguendo un prezioso consiglio della guida du rutard. In Cancun troviamo un Hotel veramente basic “Hotel Cancun Rosa” per “soli” 44$. Stanchi, dopo 26 ore di viaggio andiamo a dormire!

26/01/02

La sveglia è presto perché vogliamo andare a Chichenitza a vedere il famoso sito Maya. Il nostro hotel ha di vantaggioso che si trova vicinissimo alla stazione dei bus . Il bus parte alle 9 ci sono due tipi di bus 1° classiche costa 110$ l’altro, 2° classe, 71$, la differenza la capiremo dopo…..2 ore in meno di tempo tra il 1° e 2° facciamo colazione con succo d’arancia e hamburger telefono in aeroporto per mettermi d’accordo sulla consegna della valigia poi partiamo.. Il tragitto è lungo, il panorama piacevole, tipicamente tropicale, quindi rigoglioso. Sono un po’ stupita da alcune abitazioni fatte di legno, circolari, col tetto in paglia circolari molto simili alle capanne africane. Arriviamo al sito alle 13,30, lasciamo il bagaglio nell’apposito deposito, gratuito, paghiamo 85 Pesos o 10$, a testa, ci danno un bracciale di carta giallo da mettere al polso e si entra. Dopo il breve viale che ha sui lati le spiegazioni relative al sito, ci appare subito la grande piramide per cui questo posto è famoso. E’ impressionante anche perché collocata in mezzo ad una spianata e circondata da edifici più bassi che ne esaltano la bellezza. Per fortuna non ci sono molti turisti e parte di questi sono impegnati a salire e, cercare di scendere incolumi, le ripidissime scale della piramide. Io non ne ho voglia lascio questo piacere a Savio, resto, pigramente all’ombra a guardarlo. Ci infiliamo poi sotto la piramide dove una ripidissima scala, in un ambiente umido porta alle due famose sculture una a forma di giaguaro e l’altra di Chac Mol. Impieghiamo 3 ore a visitare il sito che ha dei bei passaggi nella vegetazione. Poi prendiamo il bus per Valladolid, dato che il tragitto per Cancan sarebbe troppo lungo. Su indicazione della guida andiamo all’Hotel Lily, più basic che mai….dove a contrattiamo la stanza da 180 a 150 Pesos. Doccia con acqua fredda! Rapido giro per la città prima di cena, che si presenta simpatica con un bel giardino ombroso chiamato “Localo”, su cui si affacciano la cattedrale ed il municipio ed alcuni ristoranti. Ceniamo a Los Portales, dove a quanto pare si trovano i viaggiatori. Due comida corrida, carne , riso, purè di fagioli, 2 birre 84 pesos. discreto.

Finiamo la serata in un internet point a scrivere sms a casa visto che non abbiamo ancora dato nostre notizie.

27/01/02

Partiamo presto da Valladolid, nella speranza di recuperare il bagaglio e ripartire per Tulum ma… prima delle 11 non siamo a Cancun e…il bagaglio non c’è! Dall’Aeromexico mi dicono che è in consegna in mattinata…che ci resta che attendere. Finalmente alle 12,05 arriva lo zaino EVVIVA! Ma il bus per Tulum è appena partito! Prendiamo quello successivo, verso le 15,30 siamo al sito, lasciamo i bagagli in uno dei due hotel che si trovano sulla strada che conduce alle rovine, quello che sembra meno caro…. Hotel Andreas Cabanas – niente di che uno stanzone con 3 letti ed il bagno con il muro tagliato a metà per soli 200 pesos = 50 mila una follia! Per fortuna oggi, domenica, la visita al sito è gratuita, diversamente costa 35 Pesos. L’area interessata dalle rovine è a picco sull’oceano, molto suggestiva. Visitiamo con calma, non è imponente e spettacolare come Chichenitza ma è carino, poi raggiungiamo la vicina spiaggia per rilassarci. Sulla spiaggia vi sono molte capanne, “cabanas” che costano sui 150 pesos, ma sono molto spartane hanno un letto od un’amaca ed i bagni sono in comune tipo campeggio, nonostante questo sono molto gettonate. Rientriamo nella nostra cabana e ci prepariamo per la cena, che non è poi molto esaltante visto che ci tocca mangiare al ristorante dell’hotel. Spendiamo 27 $ per 2 pezzi di pollo 3 enciladas e qualche patatina pazzesco!

28/01/02

Ripartiamo alla volta di Tulum City, che si rivela meglio del previsto a saperlo ci si fermava qui, per proseguire poi per Chetumal e Belize City. Partiamo alle 9 e siamo a Belize City alle 17,30. Nessun problema alla dogana, nessuna tassa da pagare né a quella messicana né a quella beliziana. Dalla stazione dei bus B.C andiamo a piedi verso quello che abbiamo scelto come “rifugio” per la notte. Non è lontano e così ci vediamo un pezzo di città La North Front Street Geusthouse è una casa di legno sistemata con 8 stanze separate da sottili pareti di legno ed i bagni in comune ma nonostante offra poco costa ben 28 $ beliziani ( 1 $ = 2 $ beliziani). La padrona però è molto gentile e simpatica e l’ambiente da veri viaggiatori squattrinati. Uscendo per cena, la sera, abbiamo fatto 4 passi per la città che non è niente di speciale: case in legno stile coloniale, strade male asfaltate, poca gente in giro, qualche gruppo di rapper locali….stranamente alcuni negozi sono aperti fin oltre le 21, ma come ci spiegherà poi la padrona della Guesthouse la gente si ritrova nelle case per parlare o per ballare , non ci sono bar o punti di ritrovo. Anche i ristoranti chiudono alle 21. Noi ceniamo al Macy’s dove ci sono anche altri turisti e spendiamo 47$ beliziani per 2 piatti a base di pesce fritto e riso e fagioli e 2 birre. Buona la birra del posto la Belikin. Concludiamo la serata chiacchierando con 2 finlandesi e 2 brasiliani.

29/01/02

Da Belize City prendiamo la velocissima lancia che in 40 min. e 25$ a/r ci porta a Caye Caulker, l’isola più vicina e “meno” cara del Belize. Delusione iniziale, l’isola ha pochissime palme e quindi poca ombra, niente a che vedere con quelle dei depliants turistici..….tante costruzioni in legno colorato piuttosto simpatiche, ma niente capanne col tetto di paglia, il mare, a riva, non è praticabile per via delle alghe, manca anche la spiaggia…infatti nessuno fa il bagno se non a nord dell’isola dove l’uragano Mitch ha distrutto un pontile in cemento e c’è un po’ di reef non troppo lontano. Qui infatti si radunano tutti quelli che non vanno a fare le escursioni per le immersioni. Troviamo, non senza fatica , una guesthouse a “poco” prezzo 35 $B, pulita e con il bagno in camera, “Edith’s Guesthouse”. Lasciati i bagagli percorriamo le stradine dell’isola, dove va di moda spostarsi col le golf car elettriche. Poi facciamo quelli che si sparano al sole e fanno il bagno nelle calde acque del caribe. Passiamo così la giornata. Verso le 5 l’isola si ripopola di turisti che tornano dalle escursioni in mare ed i ristorantini iniziano a preparare le brace per i barbecue serale. Qui si cena presto, intorno alle 18,30 e gamberi ed aragoste si sprecano.

30/01/02

oggi escursione in barca per curiosare tra fondali e pesci colorati. I posti per lo snorkeling sono 3: Hole Chan, Marine Riserve e Shark Bay. Il primo al largo vicino al reef ha il fondale basso e pesci piccoli, non è molto entusiasmante. Il secondo con fondale di 6 mt offre una maggiore varietà di pesci, io ho visto una grossa manta adagiata sul fondo. Decisamente meglio è Shark Bay, molto emozionante perché al’interno del parco marino, con fondale basso, si nuotata un branco di razze di varie dimensioni, che sono ormai abituate all’uomo e si fanno accarezzare, e qualche squaletto, che, nonostante le sue dimensioni ridotte, fa sempre il suo effetto…..Nel complesso una bella gita organizzata da “Jhonny’s Tours” per 20$ a testa, ma i prezzi sono più o meno simili in tutta l’isola.

Cena più che decorosa al Dave’s per 20$B. Girovagando un po’ per l’isola ci si può fermare in diversi punti ad ascoltare musica o bere qualcosa.

31/01/02

Dopo lunghe elucubrazioni decidiamo di ripartire dall’isola sul presto anziché passarvi ancora una giornata. Siamo un po’ scottati e quindi è meglio affrontare il viaggio verso Placencia che il sole!. Passare 2 giorni a Caye Caulker è stato piacevole cominciavamo ad ambientarci ed i locali ormai ci salutavano, peccato l’assenza di spiaggia e le poche palme…..Aspettando l’ora della partenza sotto un gazebo di paglia abbiamo sentito uno strano suono provenire dall’alto ed improvvisamente dal sottotetto del gazebo è apparso un rasta. Più che la paura è stata la sorpresa di scoprire che quella era la sua casa! Lui bello tranquillo ci ha salutato è scese e se n’è andato, sarà abituato ai turisti che gli danno la sveglia…..Con la lancia in meno di 1 ora abbiamo poi raggiunto Belize City e da lì con l’autobus Dagriga da dove si prosegue per Placencia. Purtroppo non conoscendo gli orari dei bus a volte si perde un sacco di tempo in lunghe attese che aggiunte al fatto che per fare pochi km ci vogliono molte ore ci si può impiegare anche 7 ore per fare 300 Km…la “strada” per Placencia altro non è che una pista di sabbia rossa circondata da fitta vegetazione. Il panorama è notevole. Placencia , invece, una delusione….Non riusciamo a capire perché è tutto distrutto, una desolazione. Poi chiedendo indicazioni per una guesthouse scopriamo che non c’è più e che un uragano è passato di qui 3 mesi fa è l’autore di tale disastro. E’ più quello distrutto di ciò che sta in piedi. Troviamo una guesthouse chiedendo in giro si chiama Lucy e costa 20 $B la stanza è ampia con bagno, è in una di quelle poche case che, per fortuna, sono rimaste in piedi. Tempo di una doccia e si va a cena al BJ’s rest, che non serve alcolici, con scritte inneggianti il Signore sia sui muri che sulla porta d’entrata. E’ un posto per locali che fa anche take away, mangiamo bene due grosse bistecche a T (T bond) spesse 2 dita spesi 42,50 $B.

Oggi abbiamo percorso un altro pezzo di Belize, passando per la sua capitale Belmopan, che non ha nulla di interessante. Il Belize ha 4 strade e noi ne abbiamo già percorse 3! Veramente noiosa la musica rap sparata a tutto volume da Dangriga a Placencia : veramente disastrosa la situazione a Placencia dopo l’uragano di ottobre, qualcosa si è salvato, qualcosa hanno già ricostruito ma vedere tante assi colorate per terra, cessi nei posti più impensati, persino una cassaforte sul ciglio della strada, case senza un piano e le cime delle palme senza più foglie…..c’è da rimanere senza parole e nel caldo di una calme giornata caraibica si sentono solo rumori di trapani e martelli…città in ricostruzione scusate il disagio!

01/02/02

Un po’ di relax oggi, qui ci si sveglia presto, si va a dormire presto…. Cercando di capire come andare via di qui senza tornare a Dangriga, conosciamo un tipo che ci racconta che c’è una lancia che va ad un paesino che si chiama Mango Creek e che da lì si può proseguire in bus per Punta Gorda senza rifare un sacco di strada…. In realtà queste informazioni le avevamo già apprese da un cartello sulla porta del turist information, ancora chiuso a quell’ora. Il tipo ci spiega anche che esistono 2 tipi di prezzi quelli per beliziani e quelli per turisti, che il Belize è solo per gli americani per questo i prezzi sono così alti…….Dopo la chiacchierata decidiamo di prenderci un po’ di sole e relax, alle 16 prendiamo la lancia che ci lascia a Mango Creek alle 16.30, Il tragitto da Placencia a Mango Creek è molto piacevole perché si sviluppa attraverso canali formati da isole di mangrovie, il panorama è bello e la lancia, andando piano, da modo di guardarsi intorno, cosa non sempre facile su queste barche visto che vanno come pazzi! Alle 17 arriva il bus, che però ripartirà solo dopo mezz’ora stracarico. La strada è un’altra pista resa pericolosa dall’acquazzone che si è abbattuto nel pomeriggio e che l’ha resa fangosa, purtroppo è già buio ed il paesaggio non si vede…Alle 20 siamo a Punta Gorda (PG) dove ci rechiamo al Nature Way Guesthouse posto tra i più squallidi tra quelli già visti, con bagno in comune per 30 $B per fortuna a cena ci va bene, per una volta! Abbondanti piatti di pesce e pollo fritto da Marenco’s un baraccotto sulla strada principale per soli 21$B non vendono alcolici ma ci dicono di acquistare le birre al bar di fronte e di consumarle lì tranquillamente..

02/02/02

Decidiamo che se non riusciamo a combinare un’escursione alle rovine Maya qui vicino, prendiamo il primo battello per Puerto Barrios in Guatemala. Ma con l’aiuto del proprietario della Guesthouse, un americano che vive qui da 30 anni, che contatta un suo amico e due ragazzi americani che vogliono andare a Blue Creek, riusciamo ad organizzare questa “gita”.

Si parte verso Lubaantun alle 9 circa con un bel fuoristrada, percorriamo una strada sterrata attraversiamo diversi piccoli villaggi fatti di capanne , la vegetazione è tipicamente tropicale. Il sito di Lubaantun non è raggiunto da nessun pulman né è la meta di molte visite. L’ingresso è di 5$B. In realtà non c’è molto da vedere, un campo per la pelota con le sue gradinate ed un paio di piazze con le costruzioni intorno, ma queste sono solo un cumulo di pietre . La particolarità di questo sito è il paesaggio in cui è inserito, la foresta e che molto di esso è ancora inglobato in essa in attesa di essere riportato alla luca. Proseguiamo poi per il villaggio di San Antonio, molto vicino al confine con il Guatemala che conta molti abitanti Maya e poi arriviamo a Blue Creek. Questa località è una riserva naturale protetta al suo interno vivono ancora dei giaguariti, una specie di lince. Percorriamo il sentiero, parallelo al fiume che porta al campo base dove ci sono i lodge in cui i 2 americani si fermeranno alcuni giorni.

Purtroppo al nostro arrivo scopriamo che il campo è disabitato se non addirittura abbandonato, intorno, ovunque, le tracce dell’uragano di pochi mesi fa. Alberi enormi abbattuti altri sradicati completamente. Percorriamo ancora parte del sentiero, quello di facile accesso, per ammirare alcuni fiori e piante poi rientriamo. Gli americani decidono comunque di rimanere lì a dormire, noi rientriamo a P.G. da cui prendiamo la lancia per Livingstone – Guatemala sotto un vero diluvio. Qui il “capitano” della lancia dà il meglio di se. La velocità è quella di una gara di offshore. L’acqua ci arriva da tutte le parti, ma ci hanno fornito di telone di plastica per ripararci, prende certi salti che sembra che la barca si schianti quando tocca l’acqua. Livingstone è davvero carina, molto animata e non solo dai turisti, molto colorata immersa tra le palme. Per una volta le guide non hanno esagerato. Troviamo alloggio all’hotel Viajero a 42 Quetzales a notte (cambi: 1$ = 8 Quetzal; 1 Quetzal = 300 Lire) circa 12 mila Lire. Stanza essenziale, piuttosto grande con bagno. Dopo una doccia ci preoccupiamo di farci metter il visto d’entrata, dato che al porto non c’era nessuno dell’immigrazione e di cambiare dei soldi visto che è sabato! (Per uscire dal Belize abbiamo pagato 7,50 US$ all’imbarcadero).

Con qualche difficoltà troviamo l’ufficio immigrazione ed anche qui paghiamo….10 Q. a testa di benvenuto! Cambiamo presso un’agenzia di viaggio e cerchiamo un ristorante . Intanto veniamo catturati dai mille suoni provenienti dai locali della via principale. Qui circolano pochissime auto. Purtroppo riprende a piovere. Ceniamo da Margoth’s nel quartiere “negrito” dove ci portano due piattoni con pesce e verdure ottimi. Beviamo birra Gallo, la cerveza del Guatemala, per 96Q. Al ritorno ci fermiamo in un internet point gestito da una simpatica ragazza olandese a chiacchierare e mandare mail.

03/02/02

Ha piovuto ad intermittenza tutta la notte. La mattinata è cupa. Riprende a piovere l’idea di prendere il battello per Rio Dulce sotto la pioggia non ci alletta, anche perché pare che sia un bel percorso con fermate in posti interessanti. Vaghiamo senza meta per tutta la mattina cercando spesso rifugio quando la pioggia si fa più fitta. Scopriamo una tortillieria, dove una simpatica signora fa a mano e cuoce su una lastra rovente le tortillias di mais, non come quelle di Cayo Caulker , dove c’era una macchina che le faceva . Le tortillias sono bollenti! La giornata passa tranquillamente, tra una “vasca” in centro l’esplorazione di tutte le viuzze della città, una sosta per vedere i caimani e le tartarughe chiusi in una grande vasca nei giardini difronte al porto. Cena in un posto un po’ triste ma sul mare. Boca del Rio, piatto con pesce e patate fritte, le patate avevano la buccia! Per 70Q. Mi sono consolata con un bel gelato!

04/02/02

Si parte verso le 9,30 per Rio Dulce, la traversata/gita è molto piacevole, anche oggi è nuvolo e per fortuna non piove. Il fiume, che si butta nel mare proprio a Livingstone, è piuttosto ampio e le sue rive sono ricoperte di fitta vegetazione. Ci sono molti trampolieri bianchi “gazete” che ci osservano dagli alberi. Alcuni pescatori dalle loro piroghe ci salutano. Ci fermiamo presso una piccola grotta dalle cui viscere esce dell’acqua calda e sulfurea formando della nebbia superficiale, molto suggestiva più avanti c’è una grande distesa di ninfee e poi superato il lungo ponte sul Rio Dulce ammiriamo il castello di San Felipe, costruito dagli spagnoli per proteggere il lago Izabal dai pirati. Noi anziché scendere al paese di Rio Dulce ci facciamo accompagnare sull’altra sponda alla Hacienda Tijax dove ci sono alcune capanne in mezzo alla foresta ed è molto tranquillo. Prendiamo una stanza per 12US$, senza bagno, sopra il bar. Niente di particolare ma ha le zanzariere, visto che siamo massacrati dai morsi e che l’Autan non serve…….facciamo subito un giro nella “selva”. Infatti dalla Hacienda c’è un bellissimo sentiero nella foresta fatto solo di un lunghissimo ponte sospeso, tipo ponte tibetano, che ci permette di ammirare grandi alberi tam-tam e bellissime farfalle colorate. Ripiove poi spiove ci buttiamo sul molo, davanti all’hotel, a prendere un po’ di sole. Nel pomeriggio prendiamo la lancia dell’hotel per andare al paese di Rio Dulce. Il posto si rivela un vero caos di traffico, visto che tutta la città si sviluppa lungo la strada principale che porta al lungo ponte (per il quale occorrono 30 minuti per l’attraversamento a piedi)c’è un piccolo mercato che è un tripudio di frutta e verdura ed un sacco di negozi di vario genere. Cerchiamo di combinare di andare a visitare il sito Maya di Copan in Honduras, ma quello che potrebbe interessarci, andata e ritorno in giornata con autista, costa troppo per noi 2, 100US$. Non riuscendo a trovare altri 2 con cui dividere le spese, mentre la soluzione più economica, con pulman di linea ci porterebbe via due giorni e sarebbe faticoso! Decidiamo di pensarci a cena, nel frattempo cambiamo in nero perché non abbiamo quasi più soldi e le banche sono chiuse. Ceniamo ottimamente al “Comedor la Benediction” sul molo di fronte al famoso ristorante “Rio Bravo”, con soli 47Q. Piatti abbondanti di carne con riso e verdure, gestione simpatica, posto per locali, i migliori! Passiamo qualche minuto di panico quando, alle 21 il barcarolo che deve riportarci indietro non arriva! Anche perché non ci sono lance sul molo. Finalmente il nostro Caronte si fa vivo alle 21,20 chiedendoci scusa, la prospettiva di passera la notte sul molo non ci piaceva per niente!

05/02/02

Avendo deciso di non andare a Copan, prendiamo il bus delle 9 per Poutum, cercano di farci scendere alla Finca Ixobel, posto molto gettonato dai turisti, ma noi decidiamo di andare in paese. Un altro postaccio. Troviamo un “albergo” segnalato dalla Lonely Planet veramente pessimo! Decidiamo di andare alla Finca…….Contrattiamo il prezzo del taxi e poco dopo siamo alla Finca Ixobel. Molto decantata dalla Lonely come agriturismo, siamo nella zona del Petén che è parco naturale, fortunatamente questa volta ha ragione. Il posto è bello e ben organizzato. Offrono diversi tipi di sistemazione dal campeggio alle camerate, ai bungalow, alle stanze in muratura con bagno, bella zona in comune con grande cucina e una zona per il self service per la cena. Qui organizzano varie escursioni sia a cavallo che a piedi e noi decidiamo di fare subito una gita, alle grotte, di 3 ore a piedi. Siamo in 3 più la guida. Ci mettiamo le uniche scarpe chiuse che abbiamo, da ginnastica di tela e pantaloni lunghi, portiamo una torcia dell’acqua e partiamo. A vedere la nostra guida, Rigoberto, con gli stivali di gomma qualche dubbio ci viene…….Dopo pochi metri sappiamo il perché. Il terreno è fangoso a causa delle recenti piogge, in alcuni punti è pantano puro, pozze d’acqua ovunque senza la possibilità di passare altrove in più molto scivoloso e le suole delle nostre scarpe lisce come il sedere di un bimbo….In pratica: un ora di pattinaggio/sci sul fango, passaggi in mezzo ad alberi caduti, anche qui è passato l’uragano, ed a pietre scivolose. Il paesaggio intorno ci è un po’ sfuggito perché dovevamo guardare dove metter i piedi! Poi finalmente le grotte! Molto grandi con delle belle formazioni calcaree di varie forme, con un grande lago interno, peccato che in alcuni punti le stalattiti siano state rotte. Passiamo all’interno quasi un’ora poi ci rimettiamo in marcia per il ritorno. Stesse scene dell’andata con l’aggiunta di un paio di scivoloni…..Alle 19 è ora di andare a cena, facciamo rapidamente la coda al self service e ci serviamo abbondantemente di quello che c’è, tutto buono. Qui i ragazzi, di vari paesi del mondo, seduti al tavolone si scambiano opinioni sulle varie escursioni e sui posti già visitati. La sera rinfresca piacevolmente. Consiglio di passare qualche giorno in questo posto ne vale proprio la pena!

06/02/02

Mattinata di relax alla Finca poi….il taxi contatto ieri per venirci a prendere, non si vede….così, non molto felici , ci mettiamo in marcia, zaino in spalla, sotto il sole cocente alla volta della strada principale per intercettare un bus che ci porti a Poptum. In 15 minuti, dice la guida, dovremmo arrivarci ma, ad un incrocio sbagliamo sentiero, si perché di questo si tratta, e così dopo ben 45 min. e qualche improperio al taxista, arriviamo a Poptum da cui ripartiamo alla volta di Flores/S.Elena.

Decidiamo di fermarci a S. Elena, meno cara di Flores che si trova sul lago di Petén Itza.

Scendiamo all’Hotel Sant’Ander, bruttissimo l’ingresso, un po’ meglio il cortile, su cui si affacciano le stanze che sono grandi con bagno a 60Q per notte. Facciamo subito un salto nell’isola di Flores percorrendo la strada che la unisce alla terra ferma. La cittadina è veramente carina, strade di pietrosi, case colorate, una bella vista sul lago. Rientrando prenotiamo il minibus per Tikal per domani, sveglia alle 4,45! Cena al ristorante Mijaro che per 90Q ci porta 2 piattoni di carne, riso, patate e verdura, sono molto cordiali. A letto presto

07/02/02

Alle 5, come un orologio svizzero, arriva il minibus. Sopra ci sono già altri turisti, ma altri dobbiamo ancora recuperarli. Tikal dista circa 62 km ed alle 6,30 siamo già alla biglietteria. 50Q per persona, il prezzo d’ingresso, solo 5Q per i locali. Alle 6,45 siamo già all’inizio del grande viale che ci porterà all’ingresso del sito. Tikal è molto grande ed è completamente immersa nella foresta. Come suggerito dalla guida locale prendiamo il sentiero per il Tempio VI il più lontano, che data la sua posizione non è molto frequentato quindi potremmo avere maggiore possibilità di vedere degli animali e degli uccelli. Infatti le scimmie non tardano a farsi vedere ed in lontananza si sente il richiamo un po’ raggelante della scimmia urlatrice. La sensazione di passeggiare in mezzo alla foresta è sempre molto eccitante e piacevole. Incontriamo vicino al tempio alcuni roditori dal muso lungo e con una lunga coda che non sono per nulla turbati dalla nostra presenza e continuano a mangiare le bacche sul terreno. Il tempio ci appare nella sua maestosità, la scalinata per raggiungere la cima è, come al solito, molto ripida difficile sia da salire ed ancor di più a scendere. Ma la vista dall’alto è impagabile. Proseguiamo così, seguendo le indicazioni, il nostro giro del sito visitando tutti i templi anche più lontani e le piazze. Decisamente suggestivo. Percorriamo più di 10 km, per fortuna tutti i sentieri sono ombreggiati dai grandi alberi della foresta pluviale. La vista dal Tempio IV, il più alto, 68 mt, è veramente da togliere il fiato, sotto solo alberi e le punte di alcuni tra i templi più alti. Peccato aver visto pochi animali. Rientriamo stanchi verso le 15,30 e dopo esserci riposati organizziamo l’escursione di domani a Ceibal, un sito non ancora recuperato nella foresta.

08/02/02

Sveglia presto alla gita partecipiamo in 4, con noi 2 ragazzi francesi. L’escursione che costa 25US$ a testa, senza pranzo, ha una prima parte in pulmino una seconda, di un’ora, in barca poi a piedi fino al sito. Il tempo non è granch’è, la strada nemmeno. Il tragitto in barca sul Rio de la Passion non ha niente a che vedere con quello fatto sul Rio Dulce. E’ una delusione, in più fa freddo e noi abbiamo lasciato le Kway in stanza. Per fortuna i ragazzi francesi socializzano un loro poncho impermeabile e così ci ripariamo. Ad onor di cronaca vediamo 2 tartarughe d’acqua.La camminata nella selva è interessante, il posto è decisamente più selvaggio e meno frequentato di Tikal. Ci sono enormi alberi Ceibo, palme con foglie impressionanti ma anche tantissime zanzare. Non ci può fermare un attimo che ti assalgono. Impressionante anche il plastico che ti fa capire le dimensioni e la vastità del sito di Ceibal, molto più grande di quello di Tikal, ma ancora praticamente tutto da riportare alla luce. In pratica sotto ogni collina, ogni promontorio che si incontra sul cammino c’è un tempio od un edificio maya. Al momento ne hanno recuperati due ed un po’ di stele raffiguranti vari re, ma mancano i soldi. Interessante, in ogni caso la gita, al ritorno in barca, dopo un bell’acquazzone, prendiamo un singolare traghetto e ci rechiamo a Sayanxchè, piccolo paesino con tanti negozi di abiti “americani” a poco prezzo, alcuni sono nuovi altri usati, dopo aver curiosato un po’ rientriamo a Flores. Il tempo continua a non essere dei migliori, sole e pioggia. Terminiamo la giornata girovagando per Flores in attesa delle 22 quando prenderemo il bus per Guatemala City.

09/02/02

Dopo una faticosa notte, in bus, cercando di trovare la giusta posizione per dormire, alle 6,30 siamo a Guatemala City che è già in movimento. Da quel poco che posso vedere è molto grande e molto caotica. Un susseguirsi, nella parte periferica, di supermercati, MCDonalds e altri magazzini come tutte le grandi città. Al terminal prendiamo un taxi per andare in un altro terminal, quello dei bus per il Lago Atitlan. Ripartiamo alla volta di Panajachel, la più grande delle cittadine sul lago, detta anche Gringostenango, a causa dei numerosi hippy trasferitisi qui negli anni ’70. Quando arriviamoci dirigiamo all’hotel Vijaero che ci chiede 100Q a notte. Panajachel è un posto molto turistico ma simpatico, pieno zeppo di negozi di artigianato locale inframmezzato dalle bancarelle degli hippies che vendono i loro manufatti. Il lago è circondato da vulcani alti 300 mt ed al mattino, senza nubi, il panorama è stupendo, c’è una bella passeggiata lungo lago ed una spiaggia. Ci sediamo a guardare il lago e poco dopo conosciamo un gruppo di ragazzi di Guatemala City che sono qui per il week end. Ceniamo in uno dei tanti locali sulla via principale e bisogna dire che mangiare a Pana è decisamente conveniente, ci sono menù che comprendono il bere da 15Q. Veramente poco. Dopo cena decidiamo di fare due passi e ci imbattiamo nel gruppo dei ragazzi di Guatemala City e con loro passiamo una bellissima serata .

10/02/02

Oggi gita al famoso mercato di Chichicastenango e Sololà. La guida suggerisce di andarci la mattina presto e noi obbediamo. Prendiamo il 1° bus alle 7 e vediamo che altri fanno lo stesso. Dopo un’ora di tragitto si arriva . Non capisco la necessità di arrivare tanto presto, visto che alcuni commercianti non hanno ancora tirato fuori la loro mercanzia. Il mercato è molto grande e colorato, molto suggestiva la funzione nella chiesa impregnata di incenso con tantissima gente sia dentro che fuori, ma non si fanno buoni affari perché è diventati troppo turistico, infatti più tardi arrivano i torpedoni dei viaggi organizzati che scaricano fiumi di gente. I prezzi partono altissimi per cui contrattare diventa faticoso. Sembra veramente assurdo ma Pana è più conveniente! In realtà noi non cercavamo niente se non un arazzo che ci era stato richiesto, infatti molte delle cose esposte in questo mercato si trovano anche da noi ormai e sono simili a quelle già acquistate in altri viaggi. Rientrando abbiamo fatto sosta a Sololà dove la domenica si svolge un altro mercato ma solo per locali. Peccato che alle 13 quando siamo arrivati stavano sbaraccando. Abbiamo così passeggiato un po’ tra le ultime bancarelle di frutta e verdura e poi siamo rientrati a Pana.

La strada che porta da Pana a Sololà e poi a Chichi è estremamente panoramica, in mezzo ai boschi sale molto in alto ed il pulman ci sbatte da una parte all’altra. I bus, pieni all’inverosimile, hanno sedili da 2 posti che diventano da 3 o 4 man mano che la gente sale. Meritano attenzione i costumi degli uomini di Sololà, pantaloni ricamati multicolori con bluse sempre ricamate e ricche di zip ed un drappo marrone, messo come gonna, che cinge i fianchi, fuori da tutti i canoni e molto moderno, in testa un bel cappello da cowboy.

11/02/02

Oggi escursione a San Francisco en alto, molto in alto….2700 mt. Vestiti da montagna il nostro percorso con il primo bus Pana-Los Enquentros poi per Los 4 Caminos e poi per S. Francisco en Alto tot. 3 ore e ½ e 3 bus. S. Francisco è un paese in cui tutti commerciano in tessuti è il più grande mercato di stoffe del Guatemala. Il mercato più importante è il giovedì ma i commerci si svolgono tutti i giorni. Purtroppo la giornata non è bella ci sono parecchie nuvole basse, siamo a 3000 mt. Girovaghiamo un po’ per il paese poi decidiamo di andare a Quetzalenango detta Xela in lingua maya. E’ la seconda città del paese ed è vicina. Xela è a 2300 mt ha una bella piazza centrale con edifici in stile coloniale spagnolo ed una bella chiesa è tutta un saliscendi e quindi un po’ faticosa. Riusciamo senza difficoltà, perché sono tutti molto gentili e disponibili a trovare tutti i bus per andare e tornare a Pana.

12/02/02

Giornata limpida così facciamo qualche foto ai vulcani che si affacciano sul lago, pazzeggio e shopping per Pana poi prendiamo in rapida successione 4 bus per raggiungere Antigua, che doveva diventare la capitale del Guatemala se non fosse stato per un paio di terremoti che hanno fatto cambiare idea. La cittadina è molto carina, muy linda, come si dice qui. Case basse di molti colori anche se domina l’ocra , con bellissimi cortili interni, con fontane e piccoli giardini. E’ piacevole passeggiare e scoprire questi angolini. Molte chiese sono crollate e non più restaurate anche se l’ultimo terremoto è di 20 anni fa. E’ invasa dai turisti che qui si fermano per goderne la pace e la bellezza o per frequentare le scuole di spagnolo, che sono tante, qui è tutto lento e tranquillo. Anche la nostra posada è muy linda si chiama Casa Santa Lucia (ce ne sono 4 sparse per la città) e costa 100Q a notte.

13/02/02

Mattinata al pazzeggio curiosando tra chiese e case coloniche restaurate, un salto al Nin-pot garage , museo/negozio che espone e vende tutti i tipi di costumi e tessuti del Guatemala.

Prenotiamo così l’escursione al vulcano Pacaya, vulcano attivo in realtà più vicino a Guatemala City che ad Antigua. Ci assicurano che il percorso non è faticoso, lo è solo per un piccolo pezzo…….Alle 13 si parte con un minibus, siamo in 13 provenienti da tutto il mondo. Alle 15 entriamo nel parco nazionale del Pacaya, 25 Q per l’entrata al parco e 5$ la gita, Conosciamo la nostra guida Roberto, molto gentile e simpatico, ed iniziamo la marcia. Si parte dal paesino di san Franceso di Sales a 1900 mt. Per arrivare al cono del vulcano a 2700 mt. 3,5 km di sentiero e 800mt. Di dislivello!

Già all’inizio si capisce che la “passeggiata”sarà tosta perché il dislivello è tanto per cui sarà parecchio in salita. Per fortuna Roberto ci fa fare delle soste per ammirare via via il piccolo lago Antitlan, i vulcani Acqua, Fuego e…un vecchio albero ecc.. Arriviamo all’inizio della ascesa al cono del cratere a circa 2200 mt. già spompi, io inizio a chiedermi…chi me l’ha fatto fare?!?!?!

Ma la salita al cono……una follia per certi versi, nessun sentiero, solo lava sbriciolata, pietruzze di lava che appena fai un passo ti franano sotto e ti ritrovi al punto di partenza, se non più in giù. Un incubo! Pesantissimo camminare in quelle condizioni, i polpacci bruciano…e ci ferma spesso siamo tutti veramente stanchi. Più di una volta ho pensato di fermarmi e di mandare a stendere il vulcano. L’ultimo pezzo, ormai allo stremo, per fortuna è di lava più consistente per cui più agevole. Alla fine dopo più di 2 ore di salita siamo sul cratere! Denso fumo puzzolente ed irritante, anidride solforosa, esce dal largo cratere, nascondendo a tratti il sole, le pietre intorno sono calde, sbuffi di vapore escono da alcuni fori, lo spettacolo è emozionante ed anche il paesaggio sottostante non scherza. Ci fermiamo un po’ per riposarci e per le solite foto di rito, ma anche per vestirci, quassù vapori a parte fa un bel freddo! La discesa, per la prima parte, è divertente visto il terreno è franoso lo affrontiamo come una discesa sugli sci, la seconda parte è meno divertente in più verso le 18 è ormai buio e dobbiamo usare le torce. Per fortuna alle 19 siamo di nuovo all’inizio del parco dove il pulmino ci aspetta per riportarci ad Antigua. Troppo stanchi per qualsiasi cosa, dopo una doccia , ci infiliamo nel letto….. Consiglio questa escursione solo a persone che abbiano un po’ di allenamento. Alcune persone di un altro gruppo non hanno effettuato la salita al cratere perché già troppo stanchi, la salita è veramente dura!

14/02/02

Oggi, visto che ieri abbiamo saltato la cena, ci concediamo una colazione con omelie, fagioli, pane , salsina, succo d’arancia e caffè al Piccadilly, non male. Poi bus per Guatemala City. Troviamo subito un hotel, senza infamia e senza lode, l’hotel Monteleone a 89Q a notte. Lasciamo ogni cosa nella cassaforte dell’albergo perché le capitali, si sa non sono mai sicure ed andiamo a piedi fino al parque Central, centro della città. Grande piazza senza particolare interesse, vediamo la cattedrale, più bella fuori che non dentro, giretto nel mercatino dell’antiquariato e della frutta. Insomma le solite cose, solo che Guatemala City non ha proprio niente di affascinate. Particolare: scopriamo che i controllori di volo fanno sciopero, quindi domani potremmo avere qualche problema a partire…..

15/02/02

Non senza timori ci rechiamo all’aeroporto dove scopriamo che gli scioperi sono terminati. Evviva!

Dopo una lunghissima coda per il controllo bagagli e con qualche ora di ritardo, che ci scombinerà non poco i piani di rientro, partiamo per rientrare a casa. Vacanze finite!

2 commenti

    1. Ciao Oliveride, grazie per i complimenti. continua a seguirmi allora. Devo ancora pubblicare i racconti degli ultimi due viaggi, Cambogia e Giappone, parte 2.
      a presto

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